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Continuous Improvement? Sì, ma quale?

Molte aziende, tutte le grandi, molte delle medie, qualcuna delle piccole, adottano programmi di miglioramento continuo, usano gli strumenti classici e “moderni” del miglioramento continuo,

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Vieni avanti, cretino!

Il nostro Ing. è contento, la nuova configurazione funziona alla grande, costo zero, investimenti zero, produttività +25%, la sua gente trova in questo migliori condizioni

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Giro di boa

Nessuno dei due c’entra niente con la vela, o la nautica, Stefano è appassionato di moto, di musica, di cinema, niente a che fare con

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Il tempo nel miglioramento

Stiamo guardando uno schema di impianto, fatto con CAD, nitido, preciso, una delle cinque campate servite dal carro ponte, Francesco collega ciascuna sezione ai video

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Presi per il naso

A un certo punto Lorenzo salta su e ci dice: a me sta roba del takta ‘un m’è mai andata giù… la calata toscana è

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30 aprile 2024

ricominciamo da tre, forti dei risultati che abbiamo ottenuto in questi primi due anni di sperimentazione del nuovo metodo  che permette di generare e aumentare produttività e marginalità in modo continuo.

Abbiamo cambiato alcune cose, restano stabili e confermati i cardini del lavoro

  • che cosa non-fare: non copiare, non importare, se non aggiungendo valore o togliendo non-valore a processi e sistemi
  • che cosa fare: caccia quotidiana al non-valore, azioni quotidiane per eliminarlo o ridurlo, presidio della generazione di valore e azioni quotidiane per accrescere il valore generato
  • come fare: trovare, abilitare la spalla, dove siamo, la spalla indispensabile a qualunque protagonista organizzativo (e lo siamo tutti), abilitarci a fare da spalla, ad essere spalla di un altro, un altro protagonista.

Le parole sono semplici, le azioni no: abbiamo dovuto cambiare anche le parole con cui indichiamo le cose, per non restare imprigionati in vecchie, zoppicanti e malcomprese parole di importazione, muda, value stream, senpai, kohai, sigma, che ci hanno annebbiato la vista per decenni.

Andiamo alle cose, andiamo sui processi reali, lasciamo stare il gemba, fa figo saperla dire e usare, ma confonde la testa, già spesso confusa per conto suo, è normale, nel nostro mondo rutilante: andiamo dove le cose succedono, guardiamo le cose che succedono, non i report, quelli il meno possibile, ben consapevoli che riuscire a vedere quel che c’è, le cose, le azioni, saper indicare senza errore che cosa è valore e che cosa è non-valore, è difficile.

Non è semplice modificare il pensiero che guida l’azione, che decide, prima che ce ne accorgiamo, che cosa è importante e che cosa no, il perchè e il senso di ciò che non riusciamo più a osservare, a guardare per quello che è.

Restano tutti delusi e arrabbiati quando scoprono che la percentuale di valore di qualunque processo produttivo, di beni materiali e di beni immateriali, è ridicolmente piccola rispetto alla percentuale di non-valore, di “infatturabile”: eppure, senza questa lucida e spietata consapevole conoscenza, non possiamo migliorare, progredire, generare con continuità marginalità crescente, crescente produttività.

Ma ce la facciamo, ci riusciamo, riusciamo sempre più e sempre meglio a riconoscere che ogni giorno ci presenta una “realtà” nuova, diversa da come la vedevamo ieri, ogni pezzetto che vediamo è una domanda che merita una nostra risposta. Le domande, fondamentalmente, sono quattro:

  1. come rimuovo questo non-valore?
  2. come accresco questo valore?
  3. come posso essere buona spalla dell’altro, del protagonista?
  4. come ottengo che la mia spalla realizzi con me, protagonista, una buona performance oggi, una buona giornata, oggi?

Ed è formidabile riscontrare, ogni giorno, che lo possiamo fare, ce la possiamo fare, e che questo è fonte di grande soddisfazione, forse ancora più importante di produttività e marginalità… diciamolo chiaro, senza forse, questo è più importante di produttività e marginalità, molto di più, questo è il motore, quelle sono effetti collaterali.

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