12Arriva con due minuti di anticipo, abbiamo il tempo di scambiare il saluto, di informarci sullo stato attuale, come stai, come va, il tono generale è benevolo e amichevole, siamo tutti un po’ stanchi, d’altra parte siamo a fine giornata, ma la vivacità sembra non averne risentito.
Allo scoccare dell’inizio del lavoro, spaccando il secondo, Maria dice, bene, ho riguardato il video fatto, tre volte almeno, niente da fare, per me è tutto non valore, è tutto muda… il tono è tra lo sconsolato, l’arrabbiato, il deluso e l’imbarazzato. Vediamo insieme.
Attiva condivisione schermo, io sono a Milano, Stefano a Bologna, Maria a Treviso, per me letteralmente roba da fantascienza che leggevo da ragazzino… siamo al settimo microciclo, Maria inizia raccontare di quello che non si vede nel video, che cosa succedeva prima, perché l’operatore ripreso nel video sta iniziando quella operazione, poi si ferma, fa una risata e dice, no, adesso non ci serve, ci sono cascata ancora… è frustrante, ma mi sta proprio qui, tutto quello che vedo è muda, qui di valore non c’è niente…
Il video riprende un operatore, un collaboratore di Maria, di spalle, che sta eseguendo una serie di operazioni su alcuni touchscreen situati su una consolle che sembra un ponte di comando… in effetti lo è, ci troviamo in una ampia cabina sopraelevata, grandi vetrate da cui si vedono macchine, materiali, carri ponte, sinfonie di tubature in tutte le direzioni
Stefano sorride, e anch’io, sappiamo quanto sia forte la tentazione di spiegarci e spiegare il senso di ciò che stiamo osservando e facendo, poi pianamente chiede, dài, che cosa vedi?
E Maria, ecco, l’operatore sta impostando i parametri di riferimento necessari alla macchina F1 che vedete a sinistra, prima sul pannello di sinistra imposta i valori di traslazione e poi sul pannello di destra…
Stefano la interrompe, Maria, tu non stai vedendo quello che ci descrivi, dài, più basica, troppo mente, too mind (sappiamo che l’Ultimo Samurai fa parte dei suoi film preferiti)… Maria riprende, l’operatore si sposta verso il touchscreen di sinistra, muove il braccio e la mano, muda di movimento, preme alcuni tasti, è trasporto di informazioni, muda di trasporto, e poi si ferma, non fa più niente
Stefano interviene: impossibile, il nulla per noi è impossibile, l’operatore non può mai non fare niente, o fa qualcosa di valore o fa qualcosa di non-valore… e Maria, senza inquietarsi (per quel che vedo, io un po’ me la sarei presa, anzi, me la prendo proprio sempre quando mi correggono, riesco a nasconderlo però, probabilmente anche Maria), riprende e trasforma: sta fermo, non muove nulla… sta aspettando che dalla macchina arrivino le informazioni di conferma, attesa, muda di attesa, e poi si muove verso l’altro monitor… e di nuovo prorompe, ecco, lo vedete anche voi, è tutto muda, accidenti, qui di valore non c’è niente
E Stefano: ho una domanda, sembra che tu non te lo aspettassi, come mai non ti aspettavi la possibilità che tutto quello che avresti osservato avrebbe potuto essere muda?
Maria ride, già, i miei software neurali… e non avete visto ancora niente, guardate quella macchina là, sotto il cartello F2, è in funzione, sta scaldando un pezzo che poi andrà in lavorazione sull’altra postazione, e cioè il carro ponte lo dovrà prendere con le pinze, muda di movimento e trasporto, collocarlo sull’altra postazione, dove l’altra macchina eseguirà la lavorazione prevista, e deve andare piano nel trasferimento, e così intanto il pezzo si raffredda, quindi va scaldato ad una temperatura più alta di quella che serve per la lavorazione, per tenere conto della perdita durante il trasporto
Senti Maria, perché sposti il pezzo da lavorare?
Lo devo spostare, dove è ora viene portato in temperatura, la macchina che lo lavora è a cinque metri di distanza, lo devo spostare, sennò come si fa a lavorarlo!
Bene, perché devi spostarlo?
Sì qualche volta rischiamo di diventare uggiosi e irritanti, non abbiamo molte altre strade per aiutare Maria a spostare l’attenzione dall’obbedire all’ovvietà al cercare connessioni nuove…
Insistiamo: come potresti fare a meno di spostare il pezzo…
Devo spostarlo perché adesso l’operazione di riscaldamento è eseguita in un luogo distante dal luogo di lavorazione, le due macchine non sono state messe in fila e vicine… Certo che si tratta di un cambiamento mica facile proprio del modo di concepire, di pensare le cose, il trasporto del pezzo dal riscaldatore alla postazione di lavorazione era pensato come “devo, per forza, è necessario, è ovvio”, ora vediamo di avvicinarci proprio a quello che non passava neanche per l’anticamera del cervello, eseguire la lavorazione senza spostare il pezzo che ha raggiunto la temperatura giusta, eliminare trasporto (15 minuti) eliminare overheating (energia da misurare, ma parecchia di sicuro).
Maria si è un po’ scurita in volto, magari sente il peso del compito, probabilmente comincia a intuirne anche le conseguenze, nel ‘bene’ e nel ‘male’.
Già, Maria, hai ragione, è un cambiamento molto difficile.
I nostri software neurali di base, vecchiotti anzichenò, ma che ci hanno salvato la pelle per milioni di anni, ci incalzano. Ciò che, letteralmente, ci fanno desiderare, è ottenere di più, di meglio per noi SENZA cambiare nulla di come pensiamo e di come ci comportiamo, e siamo felici quando ci riusciamo: e questo, in sé, non è né stupido, né illogico, è ‘solo’ frutto di un adattamento particolarmente riuscito, che ha protetto la nostra sopravvivenza.
È il mondo che deve cambiare, sono gli altri che devono cambiare, sono loro che sono sbagliati, e uso tutto quello che ho per cambiare il mondo, per cambiare gli altri, non certo per cambiare me, io funziono bene così come sono, a costo di distruggerli, di ucciderli.
Questo ce lo abbiamo tutti, ce lo portiamo dietro tutti, è frutto della evoluzione della vita, della nostra specie, e non possiamo non averci a che fare, specie quando cerchiamo di sviluppare un upgrade dei nostri software… in un certo senso sono muda infilati nei nostri software, che possiamo ridurre solo se li riconosciamo, erano una buona soluzione milioni di anni fa, ora non lo sono più, non ci consegnano più, oggi, ciò di cui abbiamo bisogno oggi.
Per noi è del tutto “naturale” desiderare di ottenere di più, di meglio per noi SENZA cambiare nulla di come pensiamo e di come ci comportiamo, ed essere felici quando ci riusciamo: non siamo stupidi o inadeguati, questo è parte del funzionamento macchina-umana con cui abbiamo a che fare, partiamo da lì per migliorare.
Ricorda, è di tutti, è un “muda” di tutti, e il primo step per averci a che fare è riconoscerlo, non è né giusto, né sbagliato, non è un errore, non è una colpa, e “solo” muda.
Bene, Maria ci racconterà subito dopo come potrebbe ridisegnare layout e processo, raccomandiamo di trascrivere minuziosamente tutti i muda del video e di cominciare a misurarli, e di iniziare a tracciare uno schizzo del nuovo layout… questo è il next step, ci vediamo domani, alle 6
Ehi, per fare questo lavoro mi ci vorrà un bel po’… ci vorrà il tempo che ci vorrà, non te ne preoccupare, fai quello che ti è possibile, adesso la cosa più importante è fare un pezzetto ogni giorno: questo è necessario perché tu possa stabilizzare l’upgrade dei tuoi software neurali, noi tutti, macchine umane, funzioniamo così.
Un pezzetto ogni giorno toglie il consulente di torno (strappo un sorriso, bene), se non lo facciamo i software precedenti riprendono il campo.


