MUDA – CHE COSA SONO – parte 2

MUDA: ogni oggetto e azione (dell’uomo o di una macchina) che non aggiunge valore, per il cliente, direttamente e nel momento in cui viene osservato

La definizione dei MUDA che usiamo è quella di Tahichi Ohno, nel suo libro ‘Toyota Production System Beyond Large-Scale Production’ ne riporta sette tipi, arcinoti a chi si occupa di Kaizen, semplicemente elencandoli, letteralmente, così (la traduzione dall’inglese è mia):

  • Sovraproduzione
  • Attesa
  • Trasporto
  • sovra-processamento
  • Stock di materiali
  • Movimento
  • Produrre componenti e prodotti difettosi

 

Per definizione, i MUDA non aggiungono valore ma consumano risorse (sono energia, materiali, manodopera), sottraggono valore e aggiungono costi al sistema.

I MUDA sono attività e oggetti che, nel momento in cui vengono osservati, non creano valore direttamente per il cliente (sì, lo so, è la terza volta che lo dico, tecnicuzza di public speaking, non è che in giro ci sia tanto di meglio, fidatevi).

Naturalmente, anche se può non sembrare così evidente, il cliente dell’esperimento siete voi: certo, non avete pagato l’esperimento, ma state investendo tempo, qui e ora, nel leggere, e almeno una speranzina di trovarci dentro qualcosa che vi sia utile (attenzione, intendo utile in una accezione estremamente ampia, che include legittimamente l’utilità delle barzellette) ce l’avete sicuramente!

Il valore (per voi) dell’esperimento viene generato, essenzialmente, attraverso la vostra esecuzione di tre azioni:

  • Osservare per 5 minuti ciò che succede e che vi circonda;
  • Scrivere ciò che si osserva;
  • Riflettere su ciò che si è scritto (che è quello che stiamo facendo ora);

Possiamo certamente dire che i primi due punti hanno lo scopo di realizzare un oggetto (il foglio scritto da voi) che ci permetta poi di svolgere il terzo punto in modo efficace. Lo avete fatto? Se non lo avete fatto niente di male, fatelo adesso prima andare avanti, magari dando una rilettura al post precedente.

Il foglio scritto è allora valore, nella misura in cui aiuta la vostra riflessione, azione necessaria e di valore per impadronirvi di qualcosa di utile per voi.

Ora chiediamoci: prendere carta e penna è valore o muda? Lo so, può suonarvi stupida la domanda, vi chiedo di fidarvi ancora qualche minuto e proseguire l’esperimento: è normale che la prima risposta che ci viene sia “valore! È ovvio, altrimenti come accidenti facevo a scrivere con carta e penna? È esattamente come nella tua teoria, osservare e scrivere aiutano a riflettere, e hai detto che è valore, carta e penna sono indispensabili per scrivere a mano, e quindi sono valore!”

Attenti, sono fetente, non ho affatto detto che sia così, ho letteralmente affermato “possiamo certamente dire che…”, niente di più, niente di meno, è la bellezza ed il limite del testo scritto, vero che io scrivo e pubblico, vero che voi leggete e inevitabilmente interpretate.

Proviamo a ipotizzare un caso estremo, improbabile ma non impossibile e vediamo quali considerazioni possiamo fare: sono passati cinque minuti e né la penna, né la carta, si sono trovate. Che possibilità avreste avuto di osservare ciò che vi circonda? Mi permetto di azzardare che le possibilità siano state zero: eravate troppo impegnati a cercare la penna! E come sarebbe il vostro stato d’animo?

Riassumendo, vi trovate a mani vuote e non avete avuto materialmente il tempo di osservare nulla, quanto valore avete generato? È ovvio no?

Zero

Se il valore è zero, ne discende che l’azione di recuperare carta e penna è un muda.

Ora ci potrebbe sorgere un dubbio: ‘Questo mi vuole fregare. Io ho trovato sia la carta sia la penna e ho un bel foglio con un sacco di cose scritte sopra; quindi, nel mio caso, ho fatto valore eccome, e quindi recuperare carta e penna, a patto che si trovino, è valore!’

Proviamo allora a metterci in una condizione diversa: carta e penna si son trovate, ma dopo quattro minuti e trenta secondi. Quindi abbiamo avuto trenta secondi da impiegare per generare valore. E il resto per arrivare ai cinque minuti?

Tutto MUDA

Trenta secondi per il valore, quattro minuti e trenta secondi per il muda. La produttività (ehi, lo so, ci sono centinaia di significati di produttività, ma prendiamola come chiacchiera leggera, per ora) ringrazia.

Mi sembra di sentire le vostre (violente) obiezioni: ‘ma se dovevo scrivere dovevo per forza andare a prendere carta e penna!’. Certamente, non c’è dubbio che sia come dite voi, sono d’accordo. Tuttavia, la definizione di muda riguarda semplicemente la presenza o meno di valore diretto, ora e qui, dell’azione compiuta. Non riguarda ciò che devo o non devo fare. O per meglio dire, ciò che devo o non devo fare allo stato presente delle cose.

Recuperare carta e penna, che ci vogliano 3 minuti o 3 secondi, è sempre muda! L’entità cambia, ma sempre muda è… ehi, non vale fare i furbi, del tipo, sì, ma mentre cercavo carta e penna ho osservato e poi riportato quello che avevo osservato, confacentemente alle istruzioni.

Il punto resta sempre 1) se avete o non avete scritto : ho preso carta e penna e 2) quale è il rapporto che stabiliamo tra il valore generato per il cliente e ciò che stiamo osservando.

Il valore per voi (ce l’ha: migliorare è esattamente togliere di mezzo i muda, solo e sempre questo) è solo la conoscenza dei muda di cui si è impadronita la vostra mente, e che vi serve per battere la concorrenza e diventare sempre più ricchi: quello è il valore, tutto il resto è muda.

Avere a che fare con i muda è un’avventura meravigliosa e complessa, per avere successo (e chi ci è riuscito e ci riesce ha solido e continuativo successo) è necessario procedere per gradi, per step: il primo e più importante è individuare correttamente e “battezzare” i muda.

A quale dei sette muda possiamo ricondurre quelle azioni, visto che ‘muda di recupero carta e penna’ non c’è nell’elenco? Attenzione, non toccate i tipi di muda, non li moltiplicate, non cercate di inventarli o reinventarli, chi ci ha provato è finito male, sette erano e sette restano.

Meglio andare per esclusione,  abbiamo a che fare con un’azione, quindi possiamo eliminare i muda che riguardano oggetti: sovraproduzione e stock di materiali.

Dei restanti, eliminiamo l’attesa (non stavamo attendendo, eravamo alla ricerca), sovra-processamento (senza carta e penna non possiamo processare, figuriamoci sovra-processare), produrre componenti e prodotti difettosi (stesso discorso fatto per il sovra-processamento).

Restano in lizza movimento e trasporto. Se ci pensate bene, l’attività di recupero può essere descritta come segue:

  • Mi muovo (con le gambe, i piedi, gli occhi) finché non trovo qualcosa: muda di movimento
  • Trovato ciò che mi serve, torno al punto di partenza trasportando le cose trovate: muda di trasporto

Notate che i muda sono espressi in termini di “cose” osservabili? “Muda di ricerca” non c’è perché per definirlo tale non mi basta vedere l’azione e tenere il focus sul valore per il cliente, dovrei conoscere e leggere con assoluta certezza le intenzioni mentre l’azione è in corso, impossibile.

Invece “Muda di movimento” non richiede altra interpretazione oltre quella che è frutto della elaborazione della risposta alla unica domanda chiave, ossessionante finché vogliamo, dov’è il valore per il cliente : vedo qualcuno che si muove senza generare valore per il cliente, bene quello è muda di movimento, non mi occorre altro per individuarlo.

Lo stesso vale per il “Muda di trasporto”[1]

Non è casuale, chi ha elencato i muda per la prima volta voleva che il focus fosse sul valore della azione,  non su altre interpretazioni o fantasie circa il motivo dell’azione!

Adesso passiamo alla quarta fase dell’esperimento: sottolineate sul vostro foglio le cose che generano valore ora rispetto a ciò che state facendo ora, e cioè l’esperimento, metteteci il tempo che volete.

Fatto?

Non posso leggere il vostro foglio, e non posso sapere quante sottolineature avete fatto: se ne avete zero mi congratulo con grande entusiasmo e felicità: perché mi congratulo? Perché zero sottolineature sono una prova che sono riuscito a consegnarvi almeno un pezzo del valore che ho promesso di consegnare attraverso questo libro.

In questo momento tutti gli oggetti, anche il foglio e la penna, sono muda… è stato forse utile, inevitabile, non avevamo alternative migliori (eccetera eccetera) ma ora non lo è più, avete “capito”, preso nella vostra mente quello che vi serve, la penna non è più valore, non lo è più l’inchiostro al suo interno, lo è stato (forse) quello che si è depositato sulla carta grazie a voi!

Provate ad applicare rigorosamente la definizione di muda e sarete d’accordo con me. Certo, anche questo stesso libro, nel momento in cui lavorate sul vostro foglio è MUDA, perché sta lì e ‘aspetta’ voi che riprendiate la lettura.

Per quanto riguarda le azioni, potremmo scoprire che moltissime siano muda, a cui ci siamo rassegnati sin qui, anche spostare la penna sul foglio e sottolineare: certamente l’inchiostro che si trasferisce sulla carta è valore, ma trasportare tutto il serbatoio d’inchiostro e il resto della penna non lo è. Dico “rassegnati sin qui” perché magari si possono rimuovere, o ridurre, non ci abbiamo ancora provato, ma per provarci in modo orientato e sistematico è necessario riconoscerli.

E potremmo legittimamente sentirci spaventati: ma allora se quasi tutto è muda, magari anche noi stessi, come potremo mai farcela? Beh, Stiamo tranquilli, non esageriamo, come vedremo sono di grande aiuto i clienti e i concorrenti.

MUDA è una categoria “mentale”, frutto di un nostro software neurale,  che classifica gli oggetti e le azioni sulla base del valore e del non valore QUI E ORA secondo il punto di vista, il giudizio del cliente: categoria nuova, ci serve una etichetta nuova, ‘pulita’ per riconoscerla più facilmente.

Per questo è meglio usare  una parola straniera: è, per noi occidentali, “pulita” di significato; l’esterofilia c’entra poco.

L’esercizio, lo so benissimo, è ai limiti dell’infantile, richiede un certo sforzo vincere la resistenza che inevitabilmente avvertiamo: essere riusciti ad eseguire l’esercizio è di grande valore, qualcosa di analogo lo ritroverete quando inizierete ad applicare questa “tecnica” sul vostro gemba, diminuirà man mano che continuerete ad allenarvi.

La rilevanza di questo esercizio deriva anche dalla scalabilità di quanto avete appreso: Il muda è “scalabile” e universale,  l’unica differenza che c’è tra il muda di trasporto della vostra penna nel vostro esperimento e il muda di trasporto del camion che ha trasportato la stessa penna in giro per il mondo fino a che è arrivata a voi è la scala.

Stessa cosa se consideriamo una macchina CNC che muove il proprio portautensile per prendere un utensile e poi ritorna alla posizione iniziale per iniziare la lavorazione del pezzo: sempre muda di movimento e trasporto sono.

E se il movimento lo automatizzo? Un bel robot? Non ho il coraggio di rispondervi, temo la vostra reazione. Meglio che applicate da soli la definizione di muda, letteralmente, e vi rispondiate da soli…

Migliorare il sistema si fa aggiungendo valore e togliendo muda; potete sostituire la parola ‘migliorare’ con ‘innovare’: non cambia nulla.

(continua in MUDA – Che cosa li rende invisibili)

Nota di colore: abbiamo chiesto a chatGPT, analizza questo testo genera due immagini, una pittorica, l’altra fotografica, che rappresentino l’articolo che hai esaminato

ChatGPT, diligente, in pochi secondi ci fornisce quanto richiesto, riportiamo integralmente

“Ho generato due immagini per rappresentare il concetto di MUDA discusso nel testo:

La prima immagine è pittorica e illustra un ambiente lavorativo caotico e ingombro, simboleggiando i sette tipi di sprechi identificati da Tahichi Ohno. Mostra uno spazio di lavoro disordinato pieno di oggetti inutili, evidenziando l’inefficienza e la mancanza di produttività dovute al MUDA.

La seconda immagine è fotografica e cattura un momento di chiarezza ed efficienza in un ambiente lavorativo, incarnando l’eliminazione del MUDA. Presenta una scrivania pulita e ben organizzata, con solo un laptop, un blocco note e una penna, tutti ordinatamente disposti, e simboleggia la crescita e la produttività attraverso l’uso minimalista dello spazio e delle risorse.

 Queste immagini visualizzano il contrasto tra l’ambiente ingombro e inefficiente causato dal MUDA e l’ambiente pulito e produttivo ottenuto attraverso la sua eliminazione. “

La nostra deduzione, sulla base della seconda immagine generata, è che chatGPT non ha capito un tubo dei muda… tu che ne pensi?

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