“Per essere buoni fotogiornalisti bisognerebbe passarsi della carta vetrata sugli occhi tutte le mattine”.
Guy Le Querrec
Si lo so, non siamo qui per fare della fotografia, ma questo capitolo riguarda un passo cruciale del viaggio verso il Continuous Improvement in cui, come vedrete, gli occhi c’entrano molto.
Come al solito il mondo, l’umanità, è diviso in almeno due, no tre, meglio quattro categorie:
- chi sa che cosa sono i muda; sono quelli che adesso probabilmente sorridono e si dicono mo’ vediamo come me li rovinano
- quelli che non sanno che cosa i sono i muda, e magari ora sono perplessi e mica tanto invogliati dalla carta vetrata sugli occhi… tutte le mattine poi…
- quelli che credono di sapere che cosa sono i muda, e stanno pensando di sospendere qui la lettura (non fatelo, se riuscite a resistere alla tentazione) e forse non lo sanno poi tanto tanto bene
- quelli che credono di NON sapere che cosa accidenti siano i muda e che magari rimarranno sorpresi alla fine di questo capitolo
Il cammino del miglioramento continuo, quello che funziona, richiede di tenere sempre strettamente uniti azione e pensiero, immaginazione e gemba (gemba è nel gergo kaizen, è là dove succedono le cose), e anche per “spiegare” i muda ci serve il gemba.
Dovrete fidarvi di me adesso, dopo faremo qualche riflessione, adesso dobbiamo procurarci il gemba, e per questo ho bisogno della vostra collaborazione.
Non so dove stiate leggendo questo articolo: a casa, al lavoro o su un treno in viaggio, da soli o in compagnia. In qualunque luogo e condizione vi troviate, vi chiedo di fare questo (fare è gemba) prima di procedere con la lettura.
Prima fase: scrivete su un foglio di carta cosa vedrete e quello che succederà nei prossimi cinque minuti. Soltanto questo. È importantissimo che lo scriviate. Non fatelo ‘a mente’, né sul PC o sullo smartphone. Mi spingo ad affermare che una parte del valore di questo esperimento sta proprio nella scrittura. Sospendete la lettura ora e fate partire i cinque minuti.
Seconda fase: rileggiamo insieme cosa avete scritto. Posso immaginare che sul vostro foglio leggeremmo il nome di qualche oggetto: una scrivania, qualche libro, lo smartphone. Magari siete stati più generici e avete scritto solo ‘cose’. Magari è successo qualcosa che non vi aspettavate, e troviamo qualche azione: ho risposto al telefono che squilla, è entrato qualcuno a prendere qualcosa o a chiedere un’informazione, ho sentito il rumore di un aereo.
Non c’è nulla di ‘strano’, ‘giusto’ o ‘sbagliato’ nel vostro foglio, qualunque cosa vi abbiate scritto:
- si tratta semplicemente di un resoconto di quello che attira la vostra attenzione, ora: sicuramente non avete scritto tutto quello che avete visto o fatto o che è successo. Esistono decine di lavori scientifici, e di video su Youtube meno scientifici ma più divertenti, che fissano a circa il 10% la quota di materiale visivo che, raccolto dagli occhi, viene ‘presentato’ alla corteccia prefrontale e quindi arriva alla consapevolezza. A questo punto ci si potrebbe divertire a individuare se le cose che avete scritto hanno una qualche comunanza: chessò, molte sono dello stesso colore o della stessa forma, ma questo non è un test psicologico, quindi tirate un respiro di sollievo e andiamo avanti;
- nel foglio troviamo le ‘etichette,’ cioè, le categorie mentali, che impiegate quotidianamente, ora, senza pensarci, per classificare ciò che vedete (ricordate: il vostro cervello, non i vostri occhi!). L’abitudine all’uso di tali categorie è molto radicata, tanto da essere invisibile alla coscienza: anche qui nulla di sbagliato, semplicemente funzioniamo così e non possiamo essere consapevoli di tutto;
- Notiamo che ogni cosa che avete scritto, può essere ricondotta soltanto a un oggetto (animato o non animato, vivente o non vivente) oppure a un’azione. Non ci sono altre possibilità: ‘Là fuori’, almeno al livello di osservazione che ci interessa, non c’è altro.
- Fin qui abbiamo riflettuto sul ‘che cosa’ avete fatto, molto utile è riflettere anche sul ‘come’ lo avete fatto. È stato facile? Non mi meraviglierei se almeno per il primo minuto aveste avuto difficoltà a cominciare a scrivere qualcosa sul vostro foglio bianco. Eravate completamente a vostro agio? Avete svolto il compito con curiosità? C’era diffidenza? Fastidio? Non ci sarebbe nulla di male: in fondo uno sconosciuto, dalle pagine di un libro, vi ha invitato ad eseguire un compito strampalato e dal senso oscuro
C’è una particolare azione che dovete avete compiuto, se vi siete attenuti alla lettera alle mie istruzioni, verificate per favore, avete scritto:
“ho preso carta e penna”?
E’ un’azione che (sempre se vi siete attenuti alle istruzioni) sicuramente avete compiuto, non ne conosco la durata, l’estensione, l’entità, potreste aver dovuto spostarvi in un’altra stanza, o in più stanze (dove si è cacciata quella c…. di/benedetta penna…) e tornare indietro o semplicemente allungare la mano sulla scrivania, o sul taschino anteriore se siete ingegneri ‘old style’ come lo sono io, ma di sicuro l’avete compiuta. Ed è anche la prima che avete svolto (o magari la seconda, se siete stati particolarmente diligenti e avete fatto partire un cronometro per tenerne conto dei cinque minuti). La ritrovate nel vostro foglio?
Ho condotto questo esperimento tante volte con tante persone diverse, e pochissimi hanno riportato quest’azione. Magari voi sì. Se lo avete fatto, e il concetto di muda vi era nuovo, mi congratulo con voi: siete delle mosche bianche e avrete grandissime soddisfazioni nell’applicazione del metodo.
Ma anche gli altri ‘comuni mortali’, come me, si rasserenino: è perfettamente normale che, in questo momento abbiate trascurato questa azione. Non necessariamente sarà così per sempre, impariamo e cambiamo, ciascuno di noi lo ha fatto più e più volte.
Sembra che il nostro cervello ‘cancelli’ quell’azione: non è importante, è scontata, è ovvio che, se devo scrivere a mano usando carta e penna, devo avere carta e penna, del tutto possibile che la mettiamo ‘al di fuori’ dell’esercizio, o prima dei cinque minuti, ma se rileggete le indicazioni che vi ho dato, vi renderete conto che procurarsi carta e penna vi rientra a pieno titolo.
Nel prossimo articolo passeremo alla terza fase dell’esperimento e introdurremo i muda.
(continua in parte 2)


