Giro di boa

Nessuno dei due c’entra niente con la vela, o la nautica, Stefano è appassionato di moto, di musica, di cinema, niente a che fare con l’acqua, io da anni sono un atleta professionista, terza categoria FIBIS, riconosciuta e integrata nel CONI, biliardo internazionale specialità 5 birilli, film, musica, e parecchia altra roba, anche qui niente acqua: ma le similitudini sono una cosa serissima, e l’immagine che ho di questi primi mesi del 2024 è proprio quella di una virata durissima.

Restando nella similitudine, per quasi due anni abbiamo tentato di tenerci il vento in poppa, sfruttando la corrente generata dal kaizen, dal six-sigma, dal WCM, dal Lean in tutte le sue salse, cercando accomodamenti, integrazioni, innovazione nella continuità: il confronto sul campo con “esperti della materia” e con profani non ci ha lasciato alternative, così non andiamo da nessuna parte.

Non che i dubbi non ci fossero, fin dall’inizio, Stefano spesso brontolava, i jap piacciono a pochi, la nomenclatura kaizen suona stantia, dà fastidio, bisognerebbe riuscire a fare le cose senza doverle nominare, gli si confonde la mente, credono di riconoscere qualcosa che hanno già visto, e finiscono per non capire quello che stiamo davvero facendo…

Dal punto di vista della specificità del metodo, della tekné, lui è il mio maestro, abbiamo cominciato ad occuparcene dieci anni fa, io allora ero dedito alle task-force aziendali per il cambiamento e lo sviluppo organizzativo, da mettere in piedi e sostenere fino a cambiamento/sviluppo ottenuto insegnavo all’università, e facevo l’executive coach, lui si era già fatto quasi tutto, maestro kaizen, green belt, lean, insomma tutto il repertorio.

Il riscontro comune, su fronti in parte simili ed in parte diversi era: maledizione, la gente non impara, uno su dieci, quando va molto bene, e non va sempre bene.

Il problema non sono le tecniche e gli strumenti, l’ostacolo non è lì: dov’è, e come lo rimuoviamo?

Ci siamo arrivati due anni fa, la Sistemica del Comportamento ( e dell’Apprendimento, apprendere è un comportamento, molto speciale, ma è e resta un comportamento)  Umano ha fornito chiavi indispensabili a riconfigurare completamente il metodo (e qui sono io il maestro), Stefano, bravissimo, sui suoi cantieri ha fatto le sperimentazioni indispensabili, esito positivo, io ho fatto altre sperimentazioni in ambiti completamente diversi, e ho portato conferme significative.

Siamo partiti con MK Consulting, microKaizen Consulting, cercando di tenere i pezzi buoni di tutti (il vento in poppa), ma siamo riusciti ad ottenere risultati soddisfacenti solo dove e quando abbiamo avuto il coraggio di mollare praticamente tutto quello che ha già segnato i passi di chi ci ha preceduto: ne abbiamo compreso le ragioni, e, per niente contenti della virata da fare(è una fatica boia, per noi), l’abbiamo iniziata, e ora andiamo di bolina.

Confermo, né io né Stefano abbiamo niente a che fare con la nautica, ma non bisogna essere esperti velisti per sapere che cosa vuol dire filare di bolina, andare di bolina… vabbè, lo ammetto, qualche lezione di vela l’ho presa, volevo provare la sensazione di muovermi senza il rumore dei motori, di catene e ruote dentate, ma non sono necessarie, per i nostri scopi, né a te che leggi, e nemmeno a noi.

A me e Stefano non piace mica tanto questa Italia, ci consideriamo cittadini del mondo, vorremmo esserlo, gli orizzonti nazional-popolari non ci entusiasmano per niente, abbiamo costantemente a che fare con questioni globali che non possono essere risolte su scala locale: ma che sia italiana l’origine del metodo, stante il fatto che, bongré malgré, io e Stefano siamo nati e cresciuti in Italia e siamo cittadini italiani, beh, non possiamo farci niente.

Due sono i cardini del metodo, elementi chiave noti a tutte le latitudini e longitudini: valore e legame.

Ci torneremo, ne riparleremo, i termini sono semplici, fin banali, i significati e le accezioni che utilizziamo, declinati nella pratica del cantiere (rinunciamo anche a ghemba, sigh, mi piaceva), spinti energicamente e risospinti ancor più energicamente verso la presa di ogni singolo istante come luogo di produzione ed espressione di valore e dis-valore, non- valore (peccato, niente più muda, mu-ri, erano così comodi…) non lo sono affatto

Il reale significato di buona protezione del legame spalla-protagonista non lo è per niente: ciascuno è, lo voglia o no lo sappia o no, spalla di qualcun altro, ciascuno è protagonista, lo sappia o no, lo voglia o no, a cui serve una spalla per fare un buon lavoro….

Sì, qui è Stefano a dare l’immagine, cinefilo implacabile…. E così anche senpai-kohai li dobbiamo lasciar andare, noi abbiamo un’altra storia… impossibile Stanlio senza Ollio, impossibile Totò senza De Filippo, impossibili tutte le coppie famose di tutte le nazioni europee, di UK, di tutti gli stati della federazione americana.

È solo una similitudine, qui, per cercare di aiutare a comprendere: là, sul cantiere, è carne e sangue, roba tosta, roba forte, di ogni minuto, ora, giorno: per niente banale e ovvia, ma conquista di ogni minuto, ora, giorno.

Il nome non è la cosa, si dice, ma i nomi sono solo la punta di una rete complessa che indica interazioni e significati nei meandri della nostra mente: non vogliamo nomi, interpretazioni che si sostituiscono a ciò che abbiamo sotto i nostri occhi… il tentativo, difficile, e neanche tanto nuovo, l’invito ad andare, a tornare, alle cose, alle cose stesse è di almeno due secoli fa, fallimentare a quel tempo, opportunamente alimentato, oggi, da una migliore comprensione di come funzioniamo come sistemi viventi,, beh, ha successo.

Prolungare qui, ora, il tentativo di spiegare che cosa è, in che cosa consiste il nuovo metodo, è tempo perso, le parole riprendono il sopravvento sulle cose: pensare facendo, fare pensando, sono la migliore approssimazione descrittiva, insufficiente e inadeguata. Perché? Qui stiamo solo pensando, non basta, occorre fare-mentre, pensare-mentre.

Per questo, non siamo riusciti a trovare migliori alternative, il microLAB, i microLAB, sono l’unica porta di accesso, lì è facendo-pensare, e pensando-fare.

Per questo, il giro di boa: ValiNova, prende il testimone e procede, va di bolina, sapendo quel che fa.

E sì, hai ragione, questo, adesso, è, potrebbe essere il tuo giro di boa: andare di bolina non rappresenta solo una sfida, ma anche un’opportunità per sfruttare efficacemente i venti del cambiamento. Richiede abilità e precisione, ma è proprio in queste condizioni che troviamo il potenziale per progredire, ancora, produttività e marginalità, non ce li siamo mai dimenticati. Con ValiNova, sei attrezzato per affrontare con successo queste sfide, trasformando i venti contrari in un percorso verso il successo.

Il tuo microLAB ti aspetta, paziente, non ha fretta, e non si attarda: chi prima comincia prima arriva.