Il nostro Ing. è contento, la nuova configurazione funziona alla grande, costo zero, investimenti zero, produttività +25%, la sua gente trova in questo migliori condizioni di lavoro e si è aperta una specie di “gara” interna, a chi fa meglio nel togliere/ridurre non-valore e aumentare il valore… gara che il nostro Ing. incoraggia in tutti i modi che conosce.
Nel gruppo c’è uno che si è messo di traverso, io quel lavoro non lo faccio, ci ho l’esenzione. Roba seria, mica noccioline: solida certificazione medica, pienamente confermata anche dal Medico del Lavoro aziendale, Jorge non può e non deve entrare a contatto con alcuni specifici tipi di materiali, e, dato che quella lavorazione impiega alcune sostanze simili a quelle per lui tossiche, evidentemente non vuole mettere a repentaglio la propria salute.
Sul principio sono tutti d’accordo, sulla regola non ci sono obiezioni di sorta: nessuno deve mettere a repentaglio salute e sicurezza, mai e in nessun caso, l’azienda su questo è feroce, al limite della persecuzione… il nostro Ing. si è trovato direttamente coinvolto in un piccolo incidente sul lavoro, anni fa, per non avere lui stesso osservato una regola minore di sicurezza, facendosi un po’ male, nulla di che, ma si scatenò l’inferno, severe ammonizioni, multe, valutazione delle performance massacrata.
Lezione pesantissima, presa e mai più dimenticata.
A volte però viene il sospetto che Jorge, sulla questione, ci marci un po’… il team di cui fa parte non la vede sempre bene, neanche l’Ing… le dinamiche sono note, e che Jorge sia fulmineo nel tirare fuori la carta dell’esenzione, beh sì.
Il nostro Ing. studia a fondo la cosa, verifica, controlla, chiede la valutazione al Medico del Lavoro, il quale verifica accuratamente, e conferma che nei cicli di lavorazione ridisegnati NON vengono impiegate sostanze con cui Jorge NON deve entrare in contatto: dunque Jorge non può esentarsi dal fare il lavoro che fanno tutti i compagni di squadra, e dal rispettare il criterio comune della elevata sostituibilità, tutti i membri della squadra devono potersi intercambiare in quelle specifiche lavorazioni… insomma devono conoscere il mestiere comune e condiviso, saperlo fare e farlo sufficientemente bene.
E ora si tratta di rimettere in campo Jorge, fin qui rimasto in panchina.
Perché diavolo mi sia venuto in mente proprio Vieni avanti cretino, del duo Chiari-Campanini, anni 60 del secolo scorso, mah, non saprei: vero, seguo il filo spalla-protagonista, in questo caso il nostro Ing. è la spalla, e Jorge il protagonista. Alla interazione spalla-protagonista dedichiamo la più grande attenzione, e sosteniamo al meglio delle nostre capacità i nostri protagonisti nel trovare il modo di essere spalle solide ed efficaci per e con i loro protagonisti.
La strategia di re-ingaggio di Jorge individuata e velocemente attuata dal nostro Ing. mi ha un po’ spiazzato: convoca una breve riunione, lui, il Medico del Lavoro, Il Responsabile della Sicurezza, il Rappresentante Sindacale, e Jorge, comunica direttamente a Jorge le conclusioni dello studio, lascia che sia il Medico del lavoro a rispondere e rassicurare, intervengono anche gli altri, la riunione finisce rapidamente, obiezioni risolte, Jorge farà la sua parte.
Bene, no?
Mi sono rivisto alcune gag del duo Chiari-Campanini, scoprendo che erano pezzi di trent’anni prima, non proprio una novità, e li ho trovati gustosi, ben fatti, una qualità di comicità e di umorismo datati, certamente, ma ancora ben funzionanti… ora, non c’è dubbio che un conto sia l’officina e un conto sia il teatro, il filo comune è (non sembra, è proprio) alleanza che non viene messa in dubbio, sintonia che permette al duo di ottenere risultati impossibili a ciascuno dei due separatamente.
Chiari e Campanini eseguono un task comune, condiviso, pensato insieme, deciso insieme, hanno fatto numerose prove prima di andare in scena, aggiustando il tiro, i tempi, i toni, le “invenzioni”, le improvvisazioni possibili.
Nella strategia del nostro Ing. non mi è riuscito di ritrovare questi fili, e avrei proprio voluto… ci ho visto il restare fedeli, semi-consapevolmente, alle proprie credenze, costruite in anni e poi più rimesse in discussione, meccanicamente obbedite, oso dire ciecamente eseguite.
Il che, a conforto di noi tutti, è assolutamente normale e giusto: sono codici che abbiamo messo a punto lavorandoci per anni, insieme a codici ereditati via DNA, codici che hanno resistito alle prove più dure e portato a noi i migliori risultati possibili. Fino ad oggi.
Esattamente quello che troviamo quando ci mettiamo al lavoro su valore e non-valore, buoni vecchi codici collaudati e sicuri. Fino ad oggi.
E, esattamente come per il cruciale lavoro su valore e non-valore, anche per il lavoro sul miglioramento continuo della azione spalla-protagonista, processo tra i più complessi al mondo, vale lo stesso paradigma: che cosa è valore, che cosa è non-valore, inflessibilmente determinati ad aumentare il valore e togliere di mezzo il non-valore… ogni giorno, da oggi in poi.
Difficile? Ma no, niente di impossibile, o di eroico, roba fattibile, quotidiana.
Vale la pena? Sì, produttività, marginalità si devono accompagnare necessariamente ad una buona, sempre in miglioramento, qualità del tempo, della vita lavorativa.
Penso che per tutti noi sia relativamente facile trovare una situazione simile a quella in cui si è trovato il nostro Ing., e in cui, più o meno, abbiamo usato la stessa strategia, magari anche dicendoci che era andata bene, che eravamo stati bravi.
Penso anche che ci sia venuto in mente, adesso, che senza il fondamento della alleanza sincera e coraggiosa, della condivisione, del lavorarci insieme, anche se lo spettacolo ha successo una volta, non sia proprio possibile sciogliere definitivamente un dubbio, più o meno questo: chi è il cretino?
Se pensi che questo articolo possa essere di aiuto alla tua rete, alla tua comunità, ri-postalo 😊
#produttività #marginalità #valore #worklifebalance


