MUDA – Che cosa li rende invisibili

Ogni persona, nel proprio lavoro, ambisce a generare valore per sè: ricordate quando vi ho chiesto come vi sareste sentiti se allo scadere dei cinque minuti non aveste trovato carta e penna (vedi MUDA – PARTE 1)? Il muda è frustrante, è talmente ovvio ed evidente che non ci viene in mente di domandarci perché… cosa che succede molto spesso con tutto ciò che per noi è ovvio ed evidente.

Forti di questa evidente ovvietà, ci incamminiamo lungo la via sicura della ricerca e della rimozione dei MUDA, questa è la via per migliorare qualsiasi prodotto e sistema produttivo: aumentare valore (unità prodotte ma anche aggiungere funzioni per cui il cliente è disposto a pagare), ed eliminare MUDA.

Muda è criterio inequivocabile, mette in relazione diretta quello che facciamo e quello che usiamo con la persona per cui lo facciamo: il cliente. È talmente fondamentale che Ohno si spinge ad affermare: ‘Consider the waste of overproduction, for example. It is not an exaggeration to say that in a lowgrowth period such waste is a crime against society more than a business loss. Eliminating waste must be a business’s first objective’. Notare il concetto di ‘società’: è qualcosa che ci riguarda TUTTI. E’ un nemico di tutti.

Non si capisce perché la caccia ai MUDA e la loro rimozione non siano da sempre le attività maggiormente sviluppate da tutti gli umani: ma come, rimuove la frustrazione, rende vincenti nella competizione, e, alla fine, protegge la società, protegge tutti noi: poche cose riescono a fare altrettanto, al momento non me ne viene in mente nessuna, che cosa stiamo aspettando?

Negli anni, mi sono imbattuto in una sorprendente difficoltà da parte di tantissime persone ad accettare il concetto di MUDA per quello che è.

Lo confondono con un ‘errore’, o qualcosa che è andato storto, o nei casi migliori accettano il muda solo nei casi in cui già vedono una possibile soluzione per rimuoverlo: la definizione di MUDA è semplicemente assenza di valore (per il cliente!), non ha alcuna relazione con la causa per la quale quello specifico MUDA esiste… e non è neanche che se troviamo un motivo ‘ragionevole’, quel MUDA diventi valore…

Sono proprio i MUDA che oggi non vediamo, e per i quali oggi non abbiamo la più pallida idea di come fare per rimuoverli che nascondono le maggiori potenzialità di miglioramento: che senso ha questa ricorrente confusione, che senso ha la enorme difficoltà che si incontra ad ottenere rapida comprensione e volenteroso impegno?

Le risposte le ho cercate, ho continuato a cercarle per anni, e un po’ alla volta le ho trovate: bravissimo Ohno nell’aver intuito che i MUDA (waste, ci risiamo con la infedele traduzione anglosassone, spreco in giapponese NON è muda, ma mottainai!) sono un crimine contro la società, e, oso io allargare ancora l’orizzonte, sono un crimine contro l’umanità intera… e allora?

Basta forse questo per rimuovere ogni difficoltà e ostacolo? Evidentemente no, ci vuole altro.

Magari scriveremo un capitolo in appendice, intitolato ai MUDA di pensiero, ma ci sono pochi dubbi circa l’esistenza di qualcosa che si oppone strenuamente al kaizen, il cui sintomo, la cui spia, è proprio la difficoltà di presa sulla chiave del MUDA.

Che cosa, dunque, si oppone ad un agile e fruttuosa ricerca, individuazione e rimozione dei muda?

Ad oggi, le migliori risposte che ho trovato provengono da una sofisticata analisi sistemica, che mi ha costretto a riesaminare ciò che all’inizio ho finto di accettare anch’io come ovvio ed evidente: il kaizen dei processi produttivi obbliga a non dare niente per ovvio, per scontato, il kaizen del kaizen non è da meno.

Semplifico il più possibile una parte di ciò che ho trovato: ciascuno di noi è un sistema, vivente, biologico, ma sempre un sistema, siamo enormemente complessi, il nostro funzionamento è indicibilmente complesso, ma non incomprensibile, non misterioso, non più di qualunque altra forma della materia.

Occorre sviluppare uno specifico apprendimento per poter utilizzare pienamente i MUDA, che non riguarda solamente i MUDA (in sé relativamente facili da acchiappare), e che riguarda come il nostro sistema gestisce il miglioramento continuo, che è una delle possibilità che ciascun sistema ha per rispondere alla necessità di sopravvivere, alla spinta alla sopravvivenza.

Come sarebbe a dire, “una delle possibilità”, ci sono forse altre possibilità di rispondere alla necessità di sopravvivere?

Almeno una sì, ce l’abbiamo tutti sotto gli occhi, tutti i giorni: non migliorare, non cambiare nulla, tentare di non cambiare nulla… non è la mia strada, e spero non sia nemmeno la vostra.

Ho trovato due formidabili ordini di fattori, che rendono completamente sensato il blocco al riconoscimento dei Muda ed al miglioramento continuo.

L’intreccio di elementi e di correlazioni è stupefacente, una volta che si sia riusciti a sapere e capire un po’ di più di come funzioniamo: colpa, errore, inadeguatezza, svalutazione e paura di venire espulsi sono le prime elaborazioni che il nostro sistema esegue quando viene chiamato ad occuparsi dei MUDA, eseguendo software neurali in buona parte ereditari.

Questi software neurali li abbiamo tutti, il nostro DNA ce li trasmette, frutto e dono di milioni di anni di evoluzione: tutti questi software neurali hanno protetto e reso possibile la nostra sopravvivenza come specie nel corso di milioni di anni, ed è relativamente facile (non necessariamente breve), individuare sia le “ragioni” della loro configurazione, sia i vantaggi per la sopravvivenza della specie e del singolo, nell’avere a che fare con gli ambienti in cui la nostra specie si è evoluta.

Ambienti che si sono modificati poco per milioni di anni… in poche centinaia di anni l’impatto sull’ambiente della nostra specie, l’unica specie vivente che è stata capace di modificare l’ambiente per renderlo adatto alla propria sopravvivenza su così grande scala, ha reso i nostri vecchi software ereditari sempre più inadatti allo scopo.

Ma sono ancora quelli, i sofware neurali ereditari, a cui tutti ricorriamo primariamente, che lo vogliamo o no, che lo sappiamo o no, per “guidare” la nostra vita e sopravvivere, con maggiore o minore agio.

Questo è il primo ordine di fattori che ostacolano il riconoscimento dei Muda ed il miglioramento continuo, ce n’è un secondo, come dicevo, vediamolo.

Apprendere è costruire, modificare nuovi software neurali, né più, né meno, processo che avviene sotto le condizioni prescritte dal nostro DNA: ad esempio, una condizione (non è la sola, naturalmente) che deve essere soddisfatta è che il sistema (soggetto singolo, gruppo, organizzazione) accetti e riconosca la necessità di apprendere e cambiare. Attenzione, il termine usato è una chiave precisa, necessità, non opportunità.

Ancora: quando questa condizione sia verificata, è indispensabile essere preparati ad avere a che fare con una vitale necessità di ciascun soggetto vivente, costituita dall’ottenere prova continua del proprio buon funzionamento, che include la costante ricerca di conferma del buon funzionamento (efficacia, efficienza) dei propri software neurali.

Questo, strettamente correlato ai fattori del primo ordine, rende perfettamente sensato sia la “indisponibilità”  a identificare i Muda, sia la loro (inizialmente di sicuro… ma può andare avanti per tutta la vita) conversione in “errore”, o “sfortuna (qualcosa è andato storto)”, sia la limitata disponibilità a riconoscere quelli a cui si sia già trovata la soluzione (ottenimento rapido della conferma del proprio buon funzionamento).

Quello che io stesso, per anni, ho considerato una bizzarria, un non-senso, frutto dell’errore di qualcuno (me incluso, naturalmente, anzi, me per primo), mi è stato possibile trasformarlo in qualcosa di totalmente sensato, e, soprattutto, di affrontabile e migliorabile[i].

E anche questo è kaizen: individuare i muda del processo di abilitazione al kaizen è parte del kaizen del kaizen, reso possibile da una attività che esploreremo tra poco, grasp the problem, con il supporto di un tool ingannevolmente semplice e banale, A3.

[i] Come queste prime due riclassificazioni delle ragioni che ostacolano la caccia ai MUDA possano essere utilizzate per attenuare, se non rimuovere, la diffusa inibizione alla identificazione dei MUDA lo diremo (almeno in parte) in seguito; in verità, alla inibizione della piana e semplice identificazione dei MUDA contribuiscono anche altri fattori,

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