La macchina, la mia macchina, ha bisogno del suo tempo per mettere insieme i pezzi, e proprio non mi aspettavo, dal microciclo precedente, una roba del genere… gli accordi erano “realtà verificata bene (gemba, video) contro costo standard di UN costo standard…”
Probabilmente al posto di Jubal avrei fatto lo stesso, spalla o non spalla, voglio avere un’idea, approssimativa, di dove vado a finire… sì, penso che neanche io avrei resistito, nonostante io sappia perfettamente, per averlo più volte sperimentato, che excel ti dice quello che vuoi sentirti dire, se lo interroghi abbastanza a lungo e con determinazione… e al posto di Jubal avrei proprio tanto voluto sentirmi dire sì, bravo!, eureka! Ce l’hai fatta!
Jubal sembra simultaneamente felice e preoccupato… Stefano procede cauto, non si sposta (e capisco il perché, se la fonte è excel il rischio è che ascoltiamo la Sibilla Cumana, ibis redibis non perieris in bello, questione di virgole, esattamente come excel) dal tenere puntata l’attenzione sulla sorgente dei dati e delle informazioni… come abbiamo verificato l’esistenza del gap tra costi standard e costi reali? Pensandoci o andando a vedere, là dove le cose succedono nella realtà, nell’ambiente reale?
Stefano ne ha viste molte più di me, si allarma (ed è esattamente ciò che va fatto) quando perdiamo il contatto reale, diretto, fisico, con l’ambiente reale… come sistemici sappiamo che gli ambienti virtuali (quello che c’è nella nostra mente) vanno tenuti il più vicino possibile, fisicamente, agli ambienti reali, pensare-facendo e fare-pensando, per non perderci nelle infinite possibilità combinatorie che la nostra meravigliosa mente può generare… di queste poche, pochissime, sono buone, e solo tenersi stretti agli ambienti reali aiuta a non perdersi.
E no, mica basta essere fisicamente sul pezzo, ci siamo passati tutti, siamo capacissimi di essere presenti, fisicamente, in un posto, e, simultaneamente, di non essere affatto lì, di seguire, come si dice comunemente, il filo dei nostri pensieri… il video è spietato, lui non ci viene dietro, start, riprendi, e lui guarda solo quel che si può vedere mentre noi possiamo andare, virtualmente, dovunque.
Una specie di dispositivo di sicurezza insomma…
Ma che diavolo preoccupa il nostro Jubal? Dovrebbe essere contento come una pasqua, ma non ha la faccia di uno contento come una pasqua, che cosa gli ronza in capo?
Abbiamo solo quindici minuti, ci abbiamo messo un po’, ma siamo diventati bravini, sforiamo di rado e di poco, convergiamo sul next step, in vista del prossimo microciclo, bene per le proiezioni incoraggianti, vedremo, lo step resta quello: realtà verificata bene (video!) contro costo standard di UN costo standard…
Jubal sembra curiosamente rincuorato, vedremo di far emergere che cosa lo ha angustiato e di trovare una buona soluzione, per ora facciamo questo step, ciao, buon weekend, ci vediamo lunedì…
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Un motivo ce lo ha già indicato poco tempo fa, questa è tra le linee di produzione dedicate ad uno dei prodotti di punta… non sta andando male, e, banalmente, squadra che vince non si cambia, no?
Sembra che Jubal abbia in mente che non sarà poi così facile “convincere” il grande capo ad approvare il piano di miglioramento, anche se mezzo milione di euro di margine netto dovrebbero proprio eccitarlo, è un risultatone… sì, vabbè, bisogna far bene i compiti, preparare dati ed evidenze, costi reali vs costi standard, nuovo assetto del ciclo produttivo, saving, nuova marginalità…
Jubal ha a suo tempo informato il suo capo del fatto che si stava occupando di una idea di miglioramento, con il nostro supporto, ma il suo capo non è stato coinvolto in tutti i passi che abbiamo fatto, ha dato volentieri la sua approvazione: come riuscire a fargli capire bene che cosa Jubal può realizzare? Bisognerà occuparsene…
È anche possibile che noi stessi, microsistemici, diventiamo parte del problema, e non della soluzione: in quella azienda hanno fatto e fanno di tutto, kaizen, six-sigma, WCM, Lean, adesso arriviamo anche noi, con un metodo completamente diverso, ci mancava solo questa… è certamente possibile che incontriamo “resistenze” opposte dalle altre parrocchie, come ce la caviamo?
Non è questione di invidia, detta in modo “comune” (lasciamo da parte la sistemica, per un momento) è che non è facile accettare che sin qui si è fatto in un modo che non ha generato quella marginalità, c’è il rischio che qualcuno tema di perdere la faccia, di perdere credibilità… prendimi la borsa, prima non era mia, ora è mia, dopo non sarà più mia, ma non portarmi via il nome, la mia onorabilità: questo non fa te ricco, e rende me poverissimo.
Non dovrebbe essere così, naturalmente, il miglioramento sistemico ha bisogno di un contesto no-blame, dove nulla di ciò che si è fatto (o non fatto, è anche questo un fare) viene usato per screditare, l’attenzione costante al processo reale, cose-azioni-persone, al miglioramento continuo, è al sicuro nella cornice del riconoscimento che ciascuno non può che aver fatto del suo meglio, non può fare altro che del proprio meglio: e tutti partiamo da questo per migliorare e continuare a migliorare.
E poi, per noi, c’è il rischio più grande, il rischio che questo lavoro venga scambiato per quello che non è e non deve essere: noi non facciamo cost cutting, cost reducing, cost saving, ottimizzazione di processo, non serve, non è abbastanza, quelle sono solo ombre, effetti collaterali.
Con tutto il rispetto, è paccottaglia, similoro luccicante che seduce e distrae dal focus che va mantenuto costante sulla ricerca, sul gemba, di valore e non-valore, basando solo su quello ogni nostra iniziativa di miglioramento, e sul costruire, ogni giorno, rapporti spalla-protagonista tra chi lavora insieme.
Jubal ha fatto i primi passi anche su questo, condividendo con i suoi collaboratori alcuni pezzi del lavoro che sta facendo con noi, non ci ha raccontato molto di come e che cosa ha fatto, ma quel po’ che ha raccontato lo ha raccontato ridendo soddisfatto…
Il colpaccio da mezzo milione rischia di oscurare quello che ha maggior valore non solo per Jubal e il suo capo, ma per tutta l’azienda: sì, è il metodo, è questo che va protetto e diffuso e sostenuto, è questo che ha il valore maggiore, è questo che permette alla macchina organizzativa, al sistema organizzativo, di migliorare, ogni giorno, produttività e marginalità.
Non che Jubal ci abbia contagiati, ma anche noi siamo simultaneamente contenti, perbacco, è proprio un bel colpo, e preoccupati di come andrà a finire… quasi quasi era meglio non trovarli, i 500.000 euro…

